Detenuta ingiustamente per tre mesi con l’accusa di essere una trafficante di droga e poi scagionata perché innocente. E’ la storia della giovane Greta Gila, 24 anni, candidata a miss Ungheria 2018, diventata miss Turismo nello stesso anno, e tra le partecipanti a miss Universo. La ragazza ora “chiede 100mila euro come risarcimento per i mesi trascorsi in carcere nel marzo del 2019.
Il 22 febbraio si dovrà pronunciare la quarta sezione della Corte d’Appello.
Adesso la questione è solo risarcitoria”, racconta l’avvocato di Gila, Massimiliano Scaringella, il quale tiene a precisare che il frutto di questa esperienza, per la giovane, è stato un vero e proprio trauma. Tanto da indurla a cambiare mestiere. “Il problema, quando capitano queste vicende – dice infatti l’avvocato – è il trauma. La carriera non è più decollata perché Gila ha ora paura di viaggiare. Timore causato dalla situazione che ha vissuto. Aveva sempre viaggiato senza problemi per fare la modella ma ora è una ragazza che vive nel terrore che si possa creare nuovamente un equivoco di questo genere. Non potrà più fare la modella e per lei è un trauma notevole. Gila ha rinunciato a questa carriera e ora fa la pittrice. E’ stata una sua scelta. Non se la sente più di entrare in contatto con persone che non conosce bene”.
Il legale ricostruisce quindi, per brevi cenni, come si sono svolti i fatti spiegando che “la ragazza era in transito a Roma. Era partita da Londra ed era diretta a Tokyo per fare un servizio fotografico. Alloggiava in un albergo di Fiumicino. Ha avuto un appuntamento con l’agente della casa di moda che l’aveva scritturata per il servizio fotografico. Dovevano aspettare la costumista e, a un certo punto della serata, l’agente si è allontanato. Quando la costumista è poi arrivata alle sue spalle c’erano dei finanzieri che hanno arrestato Gila. In buona sostanza, la costumista doveva portare dal Brasile, oltre ai vestiti, un certo quantitativo di cocaina. Gli agenti della dogana l’hanno scoperta e arrestata proponendole di fare una ‘consegna guidata’ per cercare di capire chi fosse il destinatario”.
“E’ accaduto però – prosegue il legale – che il reale destinatario del carico di droga si è allontanato dal momento che la costumista ritardava. La persona che la trafficante ha incontrato è stata la mia cliente e gli agenti hanno arrestato entrambe”. Un arresto, sottolinea l’avvocato, “fatto con una precipitazione e una leggerezza estrema. Fortunatamente, la mia assistita, che non aveva né l’aspetto né aveva alcun motivo di trafficare in droga per poche migliaia di euro, ha avuto l’intelligenza di sapersi difendere sostenuta da una famiglia che le è stata vicino”. Gila, però, ha fatto “tre mesi di custodia cautelare, poi i genitori le hanno affittato un appartamento a Roma e la ragazza ha osservato un periodo di ‘obbligo di firma’. E’ riuscita a mantenersi perché, parlando diverse lingue, ha trovato facilmente lavoro. E poi è stata totalmente scagionata senza neanche una richiesta di rinvio a giudizio”.
“La Procura di Civitavecchia – riflette Scaringella – è stata sensibile, intelligente e scrupolosa. Non ho nulla da rimproverarle, anzi. Il problema è che gli operatori agiscono in modo troppo statistico, ma la vita non è un film. Si parla di parità tra l’accusa e la difesa. E’ molto meno oneroso e costoso fare delle indagini per gli inquirenti e per la Procura. Per chi si difende invece è molto più complicato. Il mio timore è che una ragazza meno preparata e con minori risorse economiche finisca in un tritatutto da cui è difficile uscire. E’ necessario che storie come queste vengano fuori. Sicuramente bisogna indagare ma non dando le cose per scontate e rendendosi conto che si possono rovinare vite in modo permanente anche con l’assoluzione. Essere arrestati senza un motivo è terribile”, conclude l’avvocato.