È durata poco più di un anno la “libertà” di portarsi il pranzo da casa per i bambini delle scuole che prevedono un servizio mensa. Una sentenza del tribunale di Torino, infatti, aveva autorizzato le famiglie a preparare i pasti a casa da consegnare ai propri figli. Ma ora, dopo 12 mesi, il Governo sta studiando la possibilità di annullare l’effetto della sentenza, obbligando tutti i bambini a usufruire del servizio mensa.
Al Senato è in discussione un disegno di legge che, all’articolo 5, recita che “i servizi di ristorazione scolastica sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche”. Nelle intenzioni dell’esecutivo, il desiderio di mettere fine a un caos che impediva una corretta integrazione tra i circa 5 milioni di bambini che ogni giorno sono coinvolti nel pranzo.
Insorgono le famiglie: “La strategia è quella del colpo di spugna, dell’alterazione delle regole del gioco – sottolinea Sabina Calogero della Rete mensa – Hanno ritirato fuori il disegno di legge del 2015, non coinvolgendo le famiglie, e rendendo obbligatorio non la mensa, ma il servizio a pagamento in mensa”.
Di che numeri stiamo parlando? Prima di tutto vediamo quanto costa mediamente un pasto in Italia: si va dai 2,3 euro di Catania ai 7 euro di Ferrara. Calcolatrice alla mano, si parla di cifre che oscillano tra i 50 e i 150 euro al mese. Secondo le famiglie, in questo modo si accresceranno le disuguaglianze perché non tutti possono permettersi questo esborso.
Mentre al nord Italia, poi, la percentuale di bambini che usufruiscono del servizio mensa è molto alto (68% in Friuli, 72% in Piemonte e Liguria, 89% in Trentino), al sud la proporzione si ribalta, arrivando al 73% di bambini che si portano il cibo da casa in Puglia. Una situazione che, nelle intenzioni della prima firmataria della legge, la senatrice Pd Angelica Saggese, vuole “aumentare il livello del servizio. Abbiamo visto scuole che si comportavano in maniera diversa, bambini che venivano ghettizzati, mangiando da soli e lontani dai compagni. Senza dimenticare le questioni igienico- sanitarie”.