C’è un nuovo nome che circola nel complicato rebus delle banche venete, attualmente in mano per il 97% al Fondo Atlante ma che sono alla ricerca di un compratore che riesca a risistemarle definitivamente. Si tratta di ICCREA, l’Istituto Centrale del Credito Cooperativo, che vorrebbe sedersi al tavolo delle trattative in cui staziona stabilmente Intesa e che viene guardato, seppur con minore interesse, anche da Unicredit.
Il Mef ha già pronto uno schema di massima per far accelerare i tempi. In primo luogo – il tutto con il pieno sostegno della Banca d’Italia – si dovrebbe procedere a uno scorporo dei NPL (cioè sofferenze e crediti che difficilmente verranno rimborsati) in una bad company ricapitalizzata con denaro pubblico; poi, la messa sul mercato delle parti ancora fruttuose dei due istituti di credito, Veneto Banca e popolare di Vicenza: le filiali, le attività di asset management e il portafoglio di Titoli di Stato.
L’advisor, cioè Rothscild, ha chiesto di inviare in tempi stretti le manifestazioni d’interesse. Sicuramente c’è Intesa, che punta a un aiuto statale per gli esuberi già programmati. Ma ora si fa viva anche ICCREA, che però, come Intesa SanPaolo, vuole precise garanzie che in vendita finiscano solo asset completamente ripuliti da perdite future. Ma è questo l’ostacolo principale: Francoforte e Bruxelles hanno chiesto 1,25 miliardi di interventi privati per poter acconsentire all’aiuto pubblico.