Mentre la follia no-vax continua a proliferare senza alcuna ragione scientifica; mentre la piazza grande di internet si riempie di autentiche fesserie su Big Pharma e su altre cospirazioni che sarebbero alla base dell’obbligatorietà vaccinale, facendo finta di dimenticare che è proprio grazie ai vaccini che il nostro paese ha saputo debellare in via (quasi) definitiva patologie che erano mortali in un passato neanche tanto remoto; mentre, infine, politici di diversi schieramenti parlano di obbligo dei vaccini come se si trattasse di una punizione e non di un protocollo di prevenzione, a Roma si scopre che una bambina, affetta da una gravissima malattia genetica, è morta lo scorso aprile per morbillo all’Ospedale Bambino Gesù.
Sia ben chiaro fin da subito: in questo caso la responsabilità non va ricercata in parenti che hanno infettato la piccola, ma semplicemente nella scelta dei genitori di non vaccinare la propria figlia contro il morbillo proprio perché già affetta da una grave patologia cromosomica. I medici sono chiari: “Senza il morbillo, oggi parleremmo di un altro esito”. Ma intanto, la bambina è morta, dimostrando una volta di più che è facile e pericoloso far ritornare malattie di cui si era persa la memoria.
Non bastasse questa storia, ce n’è un’altra che forse potrebbe definitivamente (ma la battaglia è persa in partenza) far aprire gli occhi a genitori affetti da vaccinite: in Sardegna, un bambino cade dalla bicicletta e si ferisce la fronte. Un incidente molto comune che normalmente viene curato dai medici con immunoglobulina antitetanica. Ma i genitori, contrari per chissà quale motivo, decidono di non permettere ai dottori di praticare la profilassi. Non solo: già in precedenza avevano deciso di non sottoporre il figlio al vaccino esavalente (che combatte sei malattie, non che viene somministrato in sei dosi, come credeva qualche ignorante del web), rendendolo attaccabile dal tetano, oltre che da poliomielite, epatite virale B, infezioni da Haemophilus influenzae B, pertosse e difterite.
Così, dopo qualche giorno (l’incubazione del tetano va dai 3 ai 21 giorni), il bambino inizia a presentare i tipici segni dell’infezione: spasmi e rigidità dei nervi cranici. I genitori portano il figlio in ospedale e, con grande sorpresa, scoprono che è affetto da tetano. Piccola precisazione: in Italia non si vedeva un caso su un bambino da oltre 30 anni. Non c’è che dire, un gran bel risultato per la brigata no-vax.